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domenica 12 maggio 2013

Museo Stibbert


                                                      

Il museo fondato nel '800 da Frederick Stibbert, si propone come una sorta di casa-museo, e raccoglie al suo interno una vasta e preziosa raccolta di antiche armi e costumi.
Si tratta di una collezione raccolta durante il percorso della vita di F. Stibbert (1838-1906), dove vi sono principalmente una serie di armature provenienti da tutto il mondo.
Il museo comprende più di 60 sale, tra cui la sala della Cavalcata e la sala Giapponese, per un totale di 50.000 pezzi dalla fine del 1400 fino al primo impero.

Nella sala della Cavalcata possiamo trovare in esposizione cavalieri europei e islamici a grandezza naturale.
Nella sala Giapponese invece viene custodita la più grande collezione giapponese, fuori dal Giappone, con una serie di katana e armature appartenute agli ultimi samurai acquistate sul finire dell'Ottocento.
Oltre a questi pezzi vi sono inoltre una serie di dipinti, realizzati da artisti come Sandro Botticelli, Luca Giordano, Pietro Lorenzetti, ecc...
La villa è caratterizzata anche da particolari pezzi di arredamento, come vetrine, tavoli, e cassoni risalenti al '400 e al '700.
A completare il tutto sono le tappezzerie in cuoio, che danno un aria molto originale all'interno della villa.
Al di fuori della “casa-museo” possiamo trovare un grande parco all'inglese con fontane e sculture, statue in terracotta e un piccolo laghetto con un tempio stile neo-egizio.



Report Museo Stibbert (Elena Margheri)


Report Museo Stibbert
Il museo Stibbert ospita una raccolta delle armi ed ha origine dalla passione per la storia del costume civile e militare che il suo fondatore, Frederick Stibbert (1838 – 1906), manifestò fino dagli anni della gioventù. La posizione di privilegio del nonno, il generale Giles Stibbert, comandante delle forze della Compagnia delle Indie in Bengala, gli consentì un veloce arricchimento. Grazie alla notevole ricchezza della famiglia, è riuscito ad acquistare una grande quantità di armature, tali da creare un museo totalmente unico.
Stibbert curava molto l’allestimento delle sue collezioni, che prevedevano il montaggio delle armature su manichini in cartapesta e gesso, spesso su cavalli. Stibbert era attratto indistintamente da armi europee, orientali e giapponesi, per le quali spendeva cifre consistenti.
La Sala della Cavalcata islamica è quella che mi ha suscitato più interesse per quanto le armature fossero più elaborate e caratteristiche. In questa sala era esposta la cavalcata islamica formata da guerrieri armati persiani ed indiani. Tra i cavalieri spiccano figure come la figura di un maharajah indiano e di un guerriero, il cui animale è protetto da una barda di cartapesta laccata e dorata. Un guerriero a piedi indossa un’armatura di struttura lamellare mentre un altro porta un prezioso abito militare rinforzato da chiodi ribattuti, detto zimarra dei mille chiodi. I guerrieri persiani mostrano un armamento in maglia di ferro rinforzato da una protezione del busto e presentano parti dorate molto                                                                           raffinate (vedi foto). Il museo è circondato da uno splendido giardino con alberi ad alto fusto e un laghetto col tempio in stile antico Egitto.


Report Museo Antropologico (Elena Margheri)


Report Museo Antropologico
Il Museo fu fondato nel 1869 dal grande scienziato Paolo Mantegazza, che a Firenze ricoprì la prima cattedra di Antropologia in un'Università italiana. Gli antropologi che operarono in Europa tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, si dedicarono in modo particolare allo studio del corpo umano nelle sue caratteristiche fisiche, analizzandone a morfologia  le proporzioni, con lo scopo di studiare l’uomo da un punto di vista naturalistico. In quel tempo raccoglievano le informazioni su numerose caratteristiche fisiche di uomini e donne appartenenti a popoli diversi: la loro statura, la forma del naso, l’indice cefalico, il grado di pigmentazione della pelle e il colore degli occhi e dei capelli. Con la nascita della fotografia diventò possibile ottenere l’immagine reale di persone appartenenti a popoli lontani e difficili da raggiungere. Mantegazza fu un pioniere, ritrasse molte persone appartenenti alle popolazioni native dei paesi mete dei suoi viaggi, tra cui Lapponia ed India, in queste immagini i soggetti sono ripresi di fronte e di profilo, secondo un protocollo finalizzato a consentire una corretta valutazione delle caratteristiche. Alcuni antropologici ed etnologi introdussero la pratica di realizzare calchi facciali, considerandoli un mezzo di documentazione ancora più accurato dell’immagine fotografica. La realizzazione delle maschere facciali era semplice. Il soggetto veniva sdraiato per terra e si procedeva alla colata di gesso sul volto. Si otteneva un calco facciale in “negativo” che serviva poi da stampo. Era un po’ fastidiosa in quanto i calco impediva la normale respirazione, a volte prima della colata venivano applicati dei tubicini nel naso per evitare l’apnea. La sofferenza è evidente nelle espressione delle maschere con le facce tirate in smorfie.

Report Museo Gucci (Elena Margheri)


Report Museo di Gucci
Nel centro di Firenze, in Piazza della Signoria, è stato aperto nel settembre 2011 il Museo Gucci, in occasione dei 90 anni dalla nascita del marchio a Firenze. È stato progettato dal Direttore Creativo di Gucci, Frida Giannini, ed è suddiviso in sale a tema ispirate ai motivi iconici e ai simboli della maison fiorentina. Come la "Sala Viaggio", con l'esposizione di bauli, valigie e accessori, la "Sala Borse" con l'evoluzione dei modelli storici del marchio Gucci, divenuti dei veri e propri oggetti di culto ancora oggi ricercatissimi, "Logomania", spazio che ripercorre l'evoluzione del monogramma della doppia G e la Sala Evening, con i preziosi vestiti indossati da attrici. Guccio Gucci fin di primi tempi offre dei prodotti che riflettono ogni momento della vita quotidiana. Nella sala del Viaggio è raccontata tutta la storia di Guccio. I loghi principali di Guccio erano: il morsetto e la staffa del cavallo, ispirato al mondo equestre e la signature web verde-rosso-verde, ispirata al sottopancia della sella, che richiamano gli anni trascorsi lavorando all’Hotel Savoy di Londra, da cui ha assorbito il gusto raffinato della nobiltà inglese. Successivamente alla morte di Gucci Gucci, verso gli anni ’60, il simbolo più significativo per Gucci, saranno le iniziale dello stesso fondatore “GG”. Questo pattern monogramma diventa il simbolo di Gucci contemporaneo che si estende ad ogni borsa, valigia, piccola pelletteria e abbigliamento. 

Report Museo Salvatore Ferragamo (Elena Margheri)


Report museo Salvatore Ferragamo
Il museo di Salvatore Ferragamo è aperto dal il 1995 ed è stato creato dalla stessa famiglia con lo scopo di illustrare le capacità e le abilità di Salvatore. Numerose le star di Hollywood, come Marilyn Monroe, Greta Garbo e Audrey Hepburn, per le quali Salvatore Ferragamo ha realizzato modelli unici, divenuti calzature famose. Nello stesso momento il museo Ferragamo, qualche mese fa, ospitava una grande mostra la quale rendeva omaggio a Marilyn Monroe, dopo i suoi cinquant'anni dalla scomparsa. Purtroppo sono rimasta insoddisfatta dal museo di Ferragamo e le poche cose che mi hanno colpito sono state alcuni scatti fotografici di Marylin.

Breve storia della moda in Italia

L'esigenza di gonfiare le gonne probabilmente risale già intorno al 2000 a.c. come testimoniano alcune statuette che raffigurano donne di alta classe di quel periodo. Anche negli anni '60 del secolo scorso c'è stato un ritorno a questo tipo di gonne.
Passando però fra il Quattrocento ed il Cinquecento in Spagna venivano usati dai cerchi di vimini posti sotto le gonne per produrre l'effetto di tenere le gonne larghe alla base. Ma l'alterazione dell'aspetto esteriore incontrò parecchie resistenze, secondo un'inquisitore spagnolo queste contrastavano con l'opera di Dio, che era l'unico artefice delle fattezze umane. La stessa cosa accadde anche in Italia, perchè si andava a modificare le proporzioni del corpo umano offndendo così Dio.
Le signore bene spagnole e portoghesi riuscirono comunque a divulgare anche al resto d'Europa questo modo di vestirsi.
Solo fra il Seicento e Settecento,grazie a tessuti importati dall'India gli abiti acquistavano più grazia e leggerezza, diventando di più facile portabilità.
Agli inizi del XVIII secolo si passa anche a modificare sensibilmente le acconciature voluminose e al limite della portabilità, e alla fine di questo secolo si realizzano pettinature più semplici, pratiche e anche più pulite.
Alla fine di questo secolo fu adottato l'uso della crinolina, si tratta di una sottogonna fatta con il crine del cavallo, ammorbidita e resa impermeabile; ebbe una grande diffusione, sia tra la nobiltà che tra la borghesia.
Ai prime del 1900 la crinolona viene sostituita dalla faux cul, che gonfiava solo posteriormente le gonne migliorando solo il punto vita.

Gucci Museo

Guccio Gucci è stato un' imprenditore italiano, al rientro del suo viaggio a Londra, dove rimane affascinato dall'eleganza della nobiltà inglese, fondò nel 1921 a Firenze un'azienda artigianale di prodotti in pelle, con negozio di valigeria.
Negli anni '30 i suoi capolavori erano il souvenir d' Italia. Molti dei clienti italiani furono degli aristocratici con l' hobby dell'ippica, che spinsero Gucci a sviluppare la sua icona del morsetto.
Negli anni della dittatura in Italia, sperimenta materiali per il lusso, come canapa, lino e iuta. La Borsa Bamboo dal manico brunito dalle canne e dalla curvatura laterale ispirata alla forma della sella, è ancora oggi un prodotto ricercato e rimane il simbolo di Gucci.
Negli anni '50 Gucci trova ancora un'ispirazione nel mondo equestre, il nastro verde-rosso-verde ripreso dalla sottopancia della sella.
Con la scomparsa di Guccio Gucci nel 1953 i figli hanno ereditato l'attività.
I prodotti Gucci sono amati anche da star del cinema.
A metà degli anni '60, fu adottato il logo con le due G incrociate, il simbolo più significativo della storia di Gucci. Per la prima volta le iniziali del fondatore compaiono sulle chiusure delle borse con diverse interpretazioni, lavorate in oro e argento, su pelli, velluti e sete; con varianti GG tondo, GG diagonale e GG mignon.
Il marchio diventa famoso per la sua artigianalità italiana.
Nel 1977, la sua notorietà a Beverly Hills viene rinnovata grazie ad una Gucci Gallery privata, dove alcuni VIP privilegiati come Rita Hayworth e Michael Caine possono dare un'occhiata a borse da 10.000 dollari con catenella rimovibile in oro e diamanti o a copriletti in volpe platinata.
Nel 1981, Gucci organizza la sua prima sfilata di moda a Firenze.
Flora nasce dalla realizzazione dei quadri di Vittorio Accornero per il foulard della principessa Grace con un'illustrazione multicolore ricca di incanto e poesia, nove bouquet di fiori delle quattro stagioni.
Evrning, il reparto che più mi è piaciuto, dove troviamo le creazioni da sera di Gucci dedicati agli eventi più esclusivi della scena internazionale, fino a diventare protagonisti delle riviste di moda sono espressione di una sartorialità sapiente che associa vanità e movimento!

Sorelle Fontana

 

Nel secondo dopo guerra, il bisogno di riscatto è sentito anche nel campo della moda, ed è in questo periodo che acquisisce importanza il Made in Italy nel mondo, sopratutto quello d'autore che si diffonde tramite la produzione degli atelier. L'atelier delle Sorelle Fontana era uno di questi; la filosofia del loro stile si basava sul rapporto dell'abito con il corpo della persona che lo indossava, elemento oggi fondamentale per chi fa moda.
Le tre sorelle dopo anni di grande fatica e di completa dedizione al lavoro, sono riuscite a vestire le donne più celebri di quel periodo, dalle attrici fino alla nobiltà di quel periodo. Davano agli abiti da sera la seduzione, a quelli da sposa l'emozione e a quelli da giorno raffinata eleganza.
Nel 1994 grazie a Micol Fontana, viene creata la fondazione del marchio e l'atelier dove esporre i propri lavori e quelli delle sorelle. Con la fondazione Micol ha voluto fermare nel tempo una tradizione sartoriale femminile, così che questa potesse essere d'ispirazione per le mode future: la moda passata che è stata di così grande aiuto per la messa in commercio a livello mondiale del Made in Italy, è per noi un vero e proprio patrimonio culturale che ci fornisce gli strumenti per continuare su questa linea e cercare di valorizzare nuovamente il Made in Italy nel mondo. Molte componenti di questo patrimonio sono ancora oggi attuali, infatti osservando una vecchia foto di una star del cinema, possiamo notare come certi abiti facciano ancora la loro comparsa sulla scena della moda. Ricami, bottoni e tessuti di tutti i tipi e decorazioni tanto cari a star del calibro di Grace Kelly o Jacqueline Kennedy possono esser reperiti come accessori della moda attuale, probabilmente anche grazie alla sensibilità verso la moda passata che Micol Fontana ha cercato di diffondere.
La fondazione aveva quindi lo scopo di lasciare un segno nella storia perchè fosse di aiuto e ispirazione alle giovani leve della moda: dalla sua nascita si tengono continui incontri, seminari e corsi di formazione con scuole del settore.

Museo di storia naturale

 
L'Antropologia è la scienza che studia l'uomo sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso ed in genere dei suoi comportamenti all'interno di una società.
L'interesse verso l'Altro, inizia a svilupparsi nella prima metà del XV secolo, quando dall'Occidente partono le prime spedizioni verso le coste dell'Africa. Gli occidentali, una volta giunti in questo nuovo mondo tendevano ad appropriarsi degli oggetti caratteristici della cultura materiale delle popolazioni autoctone, e a recarli ai propri regnanti, poiché il numero detenuto di questi oggetti, definiti semiofori, era proporzionale al ruolo rivestito nella gerarchia dal possessore. Nel Seicento dall'interesse curioso verso questi oggetti, si passa ad un interesse scientifico, fino a giungere alla nascita dell'Antropologia come vera e propria disciplina nel XIX secolo.
In Italia uno dei più grandi antropologi fu Paolo Mantegazza, docente della cattedra di Antropologia dell'Università di Firenze e fondatore della Sezione di Antropologia del Museo di Storia Naturale di Firenze nel 1869. Il museo mantiene l'allestimento originale di Lamberto Loria per criterio geografico, cioè i vari oggetti sono esposti in vetrine divise per provenienza e tribù ; il museo quindi si rivela molto interessante visto le numerose culture che vi sono raggruppate. La stanza principale è dedicata ai nuovi studi che si diffondono parallelamente alla nascita dell'antropologia, come ad esempio la frenologia, che si occupava dello studio del cranio poiché si pensava che la forma influenzasse sulle capacità dell'individuo. Nelle stanze successive sono collezionati oggetti provenienti da famose spedizioni, a partire dalla terza spedizione del Capitano Cook nel 1779, sino all'ultima compiuta da Fosco Maraini nel 1939/41.
il museo si rivela affascinante perchè ci mette a stretto contatto con le altre culture lontane da noi; ma se ci soffermiamo ad osservare, notiamo che queste sono distanti da noi solo geograficamente. Mi sono accorta di come manufatti creati centinaia di anni fa a migliaia di chilometri da noi siano oggi più che di moda : bracciali e collane di perline, in osso e in metallo, contenitori, abiti, motivi decorativi e molto altro. Sono rimasta stupefatta osservando l'ingegno, la bravura e la parsimonia che quelli che fino a poco tempo fa venivano chiamati “Selvaggi” impiegavano nella realizzazione di tutti i manufatti, anche i più comuni come le frecce.


Galleria del Costume di Palazzo Pitti


Galleria del Costume di Palazzo Pitti








La galleria del costume di Palazzo Pitti è l’unico museo statale di moda, non casuale è questo aspetto, infatti la moda nasce a Firenze e di conseguenza il bisogno di raccontare questo percorso in modo da celebrarne l’importanza.
Il museo si prefigge il compito di variare le collezioni ogni due anni in modo da mostrare la varietà delle strutture e degli stili degli abiti della moda italiana.
Numerose sono le donazioni private e pubbliche di abiti che favoriscono l’aggiornamento di mostre sempre nuove.
In questo momento il museo contrappone abiti storici ad abiti odierni dimostrando quanto la moda sia ciclica e quanto siano importanti le nostre radici per creare cose sempre originali ed innovative.
Nella galleria troviamo oltre alla moltitudine di abiti una serie di accessori storici che catturano l’attenzione di chi li guarda come le borse sicuramente curiose per la loro attualità come quella ricavata da una noce.
Ma certamente ciò che cattura maggior mente l’occhio e l’interesse sono i vestiti originali utilizzati dal Granduca Cosimo I de’ Medici, dalla moglie Eleonora di Toledo e dal figlio Don Garzia in occasione delle cebrazioni funeraie.
Il museo è capace di far viaggiare con la fantasia chi lo visita, facendo sognare per lo sfarzo degli abiti e per la favolosa location.

Viola Papaleo

Museo Stibbert

Museo Stibbert





È molto difficile dire se Stibbert costruì una casa o un museo.
Frederick Stibbert ha dedicato la sua vita al collezionismo, utilizzando la sua casa come un vero e proprio museo dotato di scenografie e capace di suscitare nel visitatore un senso di stupore nei confronti della moltitudine di oggetti.
La collezione di armature è a dir poco impressionate come impressionanti sono i numerosi oggetti storici provenienti da ogni parte del Mondo.
La casa inoltre è suddivisa in due macro sezioni, la parte pubblica in cui spicca la Sala della Cavalcata in cui troviamo schierati in modo ordinato come un vero e proprio esercito una serie di cavalieri a grandezza naturale con armature islamiche ed europee di diversi periodi storici disposte in modo cronologico.
Mentre l’altra sezione racchiude la parte più privata ed intima del proprietario di casa,  cioè il suo appartamento.
Caratteristica la deliziosa stanza da fumo e la camera privata di Stibbert a cui è annesso il suo studio provato e la sua toillette, tra le prime del tempo.
Non saprei scegliere la cosa che maggior mente colpisce, ogni oggetto è suggestivo e tipico di un determinato momento.
Vetrina di oggetti occidentali ed orientali, Stibbert crea un luogo di scoperta per chi entra nella sua abitazione  che decise alla sua morte nel 1906 di lasciare alla città di Firenze in modo da costituirne un vero e proprio museo pubblico.



Viola Papaleo

Museo Antropologico ed Etnologico

Museo Antropologico ed Etnologico 






Il Museo Antropologico ed Etnologico di Firenze nasce nel 1869 ed è il primo in Europa.
Gestito dall’Università di Firenze il museo è suddiviso in 25 sale in cui vengono mostrati gioielli ottocenteschi, strumenti da caccia e pesca, utensili, armi ed abiti, inoltre ha annessa una biblioteca specializzata e molto ricca.
Il museo ripercorre la storia dell’umanità attraverso oggetti di uso comune che nei vari secoli con il passare del tempo si sono persi.
Sicuramente suggestivi sono i resti umani da cui si può notare le caratteristiche somatiche dei vari popoli mondiali.
Interessante dal punto di vista scientifico sono i numerosi documenti fotografici e la moltitudine di maschere facciali in gesso tipicamente indigene dell’Africa, Asia e Oceania.
Il museo è senza dubbio una raccolta di usi e costumi che sottolineano le diversità dei vari popoli sia dal punto di vista culturale che da quello delle caratteristiche fisiche.



Viola Papaleo

Mueso Salvatore Ferragamo

Museo Salvatore Ferragamo







Il Museo Salvatore Ferragamo fu tra i primi a sentire il bisogno di celebrare il marchio attraverso una raccolta di oggetti simbolo che hanno fatto la storia della moda rivoluzionando il concetto di scarpa.
Aperto nel 1995 dalla  stessa famiglia Ferragamo che voleva raccontare la capacità visionaria di Salvatore Ferragamo attraverso le sue creazioni più celebri e innovative come le zeppe realizzate per Judi Garland o la raccolta dei materiali più innovativi che vennero utilizzati come la pelle di pesce.


Non può non colpire la raccolta di scarpe “celebri”, come celebri furono le donne che le indossarono, da Audrey Hepburn a Sophia Loren vediamo un susseguirsi di decolté stupende.
Il genio di Ferragamo però è ben visibile anche dall'idea di creare delle forme con el misure del piede delle sue clienti in modo da poter realizzare per loro le scarpe anche a distanza in modo comunque preciso e personalizzato.
La mostra presente al museo non è fissa ma viene rinnovata e modificata ogni due anni in modo da poter  rivelare l’immensa fantasia ed essere il più fedele possibile al reale sviluppo del marchio.




Viola Papaleo 

Museo Gucci

                                  
Museo Gucci









Di recente apertura è il Museo Gucci, nato con lo scopo di raccontare e decantare le lodi del celebre marchio fiorentino.
Il museo è suddiviso in tre piani nei quali viene raccontata la storia del brand dalla nascita ad oggi celebrandone i punti salienti che hanno fatto della maison Gucci sinonimo di qualità nel Mondo.
Il museo è una raccolta di oggetti e foto simbolo, suddivise in vari ambienti. Dedicato agli accessori e alla valigeria in generale è il piano terra, non casuale è la scelta del piano in quanto costituisce la basi e l'ispirazione del fondatore Guccio Gucci e ne determinano il successo del marchi dalla metà del ‘900 in poi.
Le varie aree che si susseguono negli altri due piani sono una commemorazione dei vari stili, simboli e oggetti tipici della Casa di Moda Fiorentina, passando dalla stanza “Flora”, simbolo del gusto Gucci alla sala dedicata alla Logomania si ha l’impressione di essere sempre stati partecipi dell’evoluzione del logo come fossimo osservatori silenziosi.
Sicuramente non possono non colpire le sfarzose cluch presentate nella sala dei "Preziosi" o i bellissimi abiti a cui possiamo solo ambire.






Viola Papaleo

sabato 11 maggio 2013

museo Ferragamo


Museo Ferragamo

Il Museo Salvatore Ferragamo, aperto al pubblico nel 1995 dalla famiglia Ferragamo, è nato con lo scopo di illustrare capacità tecniche e qualità artistiche che attraverso che la scelta dei colori, la fantasia dei modelli e la sperimentazione dei materiali seppe offrire un contributo fondamentale allo sviluppo e all'affermazione del "Made in Italy", entrando di diritto nella storia del design di scarpe grazie all'invenzione di particolari costruzioni e di materiali, dalla celebre "zeppa" di sughero brevettata nel 1936.
 Vi sono calzature famose per essere state create per le star di Hollywood, come Marilyn Monroe, Greta Garbo, Audrey Hepburn.
La collezione del Museo Ferragamo vanta oltre 14 mila modelli: sono messi in esposizione con rotazione biennale, scelti di volta in volta in base a specifici temi. Il museo organizza inoltre esposizioni della propria collezione storica con la partecipazione di artisti contemporanei, e promuove e ospita mostre ed eventi legati all'arte e alla cultura.
Mi piace Marilyn Monroe e non sapevo che Ferragamo avesse precorso i tempi realizzando modelli di scarpe che ancora adesso sono all'avanguardia. Pezzi degli anni trenta che sembrano realizzati oggi con stile, materiali e colori che andrebbero bene persino adesso. La mostra di Marilyn poi è stata un'emozione, gli abiti indossati dall'attrice con le scarpe di scena personali create da Ferragamo. Fantastico.

museo Stibbert


Il museo Stibbert



La villa stessa è un importante esempio del fantasioso stile ottocentesco.
La sezione più impressionante delle collezioni raccolti da Stibbert durante la sua vita è sicuramente quella delle armature, unica per ricchezza, internazionalità e scenografici dell'esposizione, risalenti per lo più al Cinquecento e Seicento. Di particolare effetto scenografico è la Sala della Cavalcata, dove sono schierati a grandezza naturale cavalieri europei e islamici. I cavalieri turchi ottomani, sistemati in una magnifica sala decorata, risalgono al XVI secolo, mentre i pezzi della collezione indiana risalgono al periodo fra il XVI e XVII secolo. Custodisce anche una collezione giapponese, la più grande al mondo fuori dal Giappone, con katana e scenografiche armature appartenute agli ultimi samurai e acquistate sul finire dell'Ottocento.
Fra le altre collezioni di grande pregio merita una menzione il mobilio antico, con numerosi cassoni risalenti al Quattrocento, vetrine e tavoli del Settecento e un pregevole tavolo in malachite. Fastose sono le tappezzerie in cuoio, uno degli aspetti tipici della villa.
L’altra parte dell’edificio accoglie gli sfarzosi appartamenti privati, arredati e decorati secondo i criteri ottocenteschi, che assegnavano ad ogni ambiente la rievocazione uno stile: neorinascimentale per il salone da ballo, rococò per i salottini, impero per le camere da letto.
Lo stesso gusto eclettico, la stessa curiosità per il passato e l’esotico caratterizza il parco che circonda la villa. Boschetti, padiglioni, statue, false rovine e un piccolo tempio egiziano scandiscono o sono la meta di percorsi naturalistici-evocativi apparentemente casuali: una visione romantica del giardino che rappresenta un’ulteriore adesione all’ambiente culturale del tempo.
Quello che noi abbiamo potuto vedere, è una collezione enorme e ricca di storia ed arte che è frutto di una grande passione di un solo uomo, chiamato Frederick Stibbert. Da notare uno dei primi toilette dell’epoca .

galleria del costume Palazzo Pitti


La galleria del costume Palazzo Pitti



La galleria del costume contiene una collezione che compresi gli oggetti in deposito, arriva a più di 6000 manufatti. Attraverso le selezioni espositive, si documenta il variare della struttura dell’abito, in particolar modo quello femminile dal XVIII , all’inizio del XX secolo, spesso realizzati con pregiati tessuti broccati, mentre, all’affacciarsi del secolo successivo, predomina l’abito in stile Impero, dalla linea diritta e la vita alta. Negli anni Settanta influssi di abbigliamento alternativo (hippy, etnico) fanno sentire la loro presenza nelle ricerche di materiali e stilemi grafici. L’alta moda recede di fronte all’affermarsi del prệt à porter.
Negli anni Ottanta è ormai la griffe fortemente caratterizzata dai suoi creatori che predomina. La fine del decennio, così come il successivo, è all’insegna dell’eclettismo e la creatività degli stilisti si apre ad ogni stimolo esterno, ad ogni suggerimento che viene dal passato e a tutto ciò che si presta ad essere reinterpretato. All’inizio del nuovo millennio, si possono individuare due correnti opposte e complementari: una esuberante ed esplosiva, l’altra apparentemente più tradizionale, più aderente ai canoni correnti. 
 Non solo, ci sono anche accessori, costumi teatrali e cinematografici di grande rilevanza documentaria. È anche l'unico museo italiano a tracciare una storia dettagliata delle mode che si sono susseguite, grazie anche alla presenza di numerosi esemplari prestigiosi di celeberrimi stilisti italiani e stranieri come Valentino, Giorgio Armani, Gianni Versace, Emilio Pucci, Ottavio Missoni, eccetera.
La maggior parte degli esemplari proviene da donazioni pubbliche e private, a volte con la cessione di interi guardaroba di personaggi celebri, di grandissima rilevanza storica oltre che estetica. Per la fragilità degli oggetti esposti le collezioni ruotano periodicamente almeno ogni due anni.
Di straordinario rarità del museo sono stati i vestiti funebri del granduca Cosimo I de' Medici, di sua moglie Eleonora di Toledo e del loro figlio don Garzia, deceduto a quindici anni a causa della malaria.

museo antropologico

Museo Antropologico


Nella cornice storica del Palazzo ha sede il Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia. L'edificio, di origine cinquecentesca, fu progettato per raccogliere e documentare le culture e le popolazioni del mondo. Nel 1922 venne ri-fondato il primo museo italiano dedicato all'antropologia ed alla ricerca etnografica. Gestito dall'Università di Firenze, ha un enorme patrimonio distribuito su 25 sale che copre la gran parte delle popolazioni del pianeta, dalle culture africane (in special modo dalle ex-colonie italiane quali Libia e Somalia, ma anche Etiopia e Africa sub-sahariana), a quelle asiatiche (soprattutto Indonesiana, ma anche delle steppe mongoliche e degli Ainu del Giappone), dalle isole dell'Oceania alle tribù indigene dell'Amazzonia,che accolgono utensili e oggetti di uso quotidiano; gli strumenti per la caccia e la pesca; armi e abiti in diversi tessuti raccolti da scienziati tra 1872 e il 1900. Nelle vetrine, originali ottocentesche, sono esposti i gioielli e gli abiti usati per riti religiosi e magici. Nella sezione dedicata all'Oceania i Boomerang australiani e i reperti raccolti da Cook tra i 1776 e il 1779. Dalla Polinesia le vele e le imbarcazioni primordiali. I resti umani provenienti da popoli che praticavano l'antropofagia. Una sezione a parte è dedicata allo studio dei caratteri somatici dei popoli del mondo: raccoglie numerosi crani e frammenti ossei provenienti da diversi paesi. Il Museo è dotato di una ricca biblioteca a disposizione di ricercatori e studiosi del settore.
Bellissime sono i mocassini per ragazza del 1828 del Canada, perché sono talmente belli i dettagli e la qualità del tessuto che rimani senza fiato. Particolari anche le pipe.










museo Gucci


museo  Gucci
Affacciato su piazza della Signoria, nel trecentesco Palazzo di Mercanzia, è stato recentemente aperto il Gucci Museo, un luogo di bellezza e celebrazione del celebre marchio fiorentino.
 La storia di Gucci è cominciata 90 anni fa a Firenze, ed è diventata in tutto il mondo un simbolo di gusto, stile e qualità. Il museo fiorentino si sviluppa su tre piani in cui si riassume tutta la storia della maison fiorentina è quindi un luogo dove si celebra un'esperienza di successo, si ammirano i modelli che hanno fatto la storia del marchio. Non manca evidentemente, all'interno dello spazio espositivo, un Icon store dove acquistare gli oggetti più emblematici di Gucci, dal mocassino con il morsetto, al foulard Flora, alla borsa New Jackie.
Al piano terra si può trovare l'esposizione permanente con la grande sala Viaggio, dedicata alla valigeria e agli accessori, che con il suo glamour ha contribuito al successo internazionale del marchio durante gli anni’50, ’60 e ’70. Il fondatore Guccio Gucci aveva infatti avuto un'esperienza lavorativa come portiere all’Hotel Savoy di Londra, e a quella si ispirò per creare le prime collezioni di valigeria.
Il mondo Gucci e le sue icone si possono ammirare al primo piano,la sala Borse, percorso di design ed eccellenza artigianale che ricorda i modelli storici, divenuti veri e propri oggetti di culto.
Il percorso del primo piano prosegue con sezioni dedicati  ai favolosi abiti da sera e sono esposte  anche clutch uniche e oggetti di valore.
 Il primo piano è anche spazio dedicato alle mostre e alle installazioni di artisti contemporanei.

L’esposizione permanente continua al secondo piano, con la Logomania, spazio che ripercorre l’evoluzione del monogramma della doppia G, tracciando una storia nella storia il cui protagonista è l’intramontabile segno grafico divenuto emblema del made in Italy. Infine, i temi Lifestyle e Sport completano il viaggio all’interno del museo, con un omaggio ai simboli e ai prodotti iconici del marchio ispirati ai mondi dello sport e del tempo libero.
A me è piaciuto,essendo un amante delle macchine,  la Cadillac modello Gucci degli anni ’70. 


sabato 4 maggio 2013

l'uniforme borghese (4c)

il cambiamento vestiario maschile nel corso del 19° sec.

durante l'ancien regime il luogo ideale dove proporre la moda era la corte dove l'abito assume così un valore simbolico e diventa strumento per ottenere potere e rispetto, ma soprattutto era nelle feste cerimoniali o d'intrattenimento dove gareggiavano in prestigio e nel divulgare di nuove mode. Nell'abbigliamento c'erano delle limitazioni del lusso cioè tramite le leggi suntuarie che disciplinava il colore dell'abito, la quantità dei bottoni, l'altezza dei pizzi e la qualità delle stoffe ecc.tutto ciò istituiva un rapporto di controllo tra status e abbigliamento. Inizialmente era per limitare il lusso per proibire anche a chi avesse potuto avere i mezzi di eguagliarli, ma sulla fine del 18° sec. dopo la rivoluzione francese viene sancito il diritto di vestirsi secondo proprio piacere. Gli unici abiti che proibivano d'indossare indumenti contrari sono le divise militari o l'abito talare. Luigi 14° fu il primo a porre le basi per la formulazione dell'abito borghese in giacca-pantaloni-gilet. Dalla metà del 18° a oggi la nuova ispirazione sarà quella sportiva. Il luogo adesso si sposta in Inghilterra dove giunge un'eleganza più pratica, funzionale e virile. Grazie  alla rivoluzione francese precisamente tra il 1780 e il 1830 l'abito maschile subisce numerose trasformazioni. Dagli inizi del '800 le differenze di classe si esprimeranno solo attraverso i dettagli: taglio, qualità , gusto e pulizia del vestito , questa borghesia voleva anche i comportamenti aristocratici per distinguersi e quindi inventarono manuali di buone maniere per diventare un vero gentlemen. Inizia un crescente entusiasmo per la villeggiatura quindi più sport, viaggi e tempo-libero . Gli indumenti da lavoro come camicie e maglioni da pescatori, pantaloni da marinaio opportunamente modificati si trasformano in abbigliamento sportivo. nel 20 ° secolo si diffonde l'abitudine di indossare indumenti sportivi anche fuori dal contesto specifico, questo perchè sono coloro che partecipano a una competizione parallelamente c'era anche chi continuava con le tradizioni inglesi l'abito scuro , l'immagine di stabilità, sicurezza e rispettabilità che l'uomo doveva simboleggiare affatto si che questo tipo di abito restasse al di fuori della moda e quindi ne a permesso la sopravvivenza. tutto ciò fino agli anni 60 e 70 perchè l'abito classico viene messo in crisi sotto la spinta dei movimenti giovanili come la diffusione dei jeans , giubbotti , pantaloni in pelle. Quindi l'abito classico doveva adattarsi alla moda ma senza perdere la sua rispettabilità.  Ma il clima di incertezza creato dai conflitti ideologici della cultura giovanile e della recessione economica e alla crisi del 1973 fa si che si avverte un sempre maggior bisogno di stabilità e sicurezza che si manifesta attraverso il ritorno a forme più tradizionali   e consolidate a un rifiuto della stranezza che viene vissuta come pericolosa. A partire da questo periodo il tema dominante sarà il classico.